10 Febbraio 2026

Il sogno in terapia: uno specchio per esplorare la mente

dream

Proponiamo un articolo scritto da Eleonora Castagnedi (che collabora con la nostra Cooperativa in qualità di psicologa), Federica Botti, Manuela Mignani e Gloria Piccinini, pubblicato sulla rivista Frattali, che illustra le differenti possibilità di utilizzare il sogno come prezioso strumento relazionale di complicità tra terapeuta e paziente.

L’articolo è pubblicato sul numero della rivista disponibile qui: https://www.yumpu.com/it/document/view/70893700/rivista-frattali-11

Dall’abstract dell’articolo:

Lo spazio della terapia individuale detta ritmi tutti suoi: è il tempo
della costruzione e della condivisione di significati tra armonie e dissonanze, in un
ballo a due. Il sogno come passo che apre alla possibilità di una danza generativa
offre al terapeuta un’occasione di con-tatto inedito.
In questo lavoro intendiamo approfondire come l’utilizzo del sogno, nei diversi
orientamenti teorici, anche in quello della terapia individuale sistemica,
contribuisce all’apertura di una prospettiva che tiene conto della complessità
nell’incontro terapeutico.
Considerando l’unicità di ogni terapia presenteremo un caso clinico esplicativo.

I sogni, sostengono gli autori, non sono solo immagini notturne, ma finestre aperte sul nostro mondo interiore. In psicoterapia, soprattutto in quella sistemica, il sogno diventa uno strumento prezioso per comprendere emozioni, paure e desideri, e per rafforzare il legame tra terapeuta e paziente.

Il sogno come metafora

Il sogno non va interpretato in modo rigido o simbolico, ma come una metafora personale: un linguaggio che aiuta a esprimere ciò che le parole non riescono a dire. Non esiste un significato universale, ma ogni sogno è unico e legato alla storia di chi lo racconta. Ad esempio, un sogno ricorrente di inseguimento può riflettere ansie, ma anche desideri di fuga o di cambiamento.
I sogni possono anche essere un ponte tra passato, presente e futuro: possono collegare esperienze passate (traumi, ricordi) con il presente (paure, conflitti) e il futuro (speranze, progetti).
Lavorare sui sogni in terapia significa ripercorrere la propria storia per dare senso a ciò che si vive oggi.

L’alleanza terapeutica

Quando un paziente condivide un sogno, sta aprendo una porta all’interno del proprio essere. Questo gesto contribuisce a creare un’alleanza basata sulla collaborazione. Il terapeuta non “spiega” il sogno, ma accompagna il paziente a esplorarlo, aiutandolo a trovare significati personali.

L’intersoggettività: sognare insieme

Il sogno non è solo del paziente: anche il terapeuta, ascoltando, crea connessioni con le emozioni raccontate. Questo scambio arricchisce la terapia, perché due prospettive si incontrano per creare nuove comprensioni.

Un caso clinico: Ermes, il sognatore senza casa

L’articolo riporta la storia di Ermes, un giovane con schizofrenia che, attraverso i sogni, ha trovato un modo per esprimere le sue paure (come l’incubo di essere inseguito da “zombie”). Il terapeuta ha usato il sogno come metafora per aiutare Ermes a dare voce al suo dolore senza sentirsi giudicato. Questo ha permesso al paziente di riappropriarsi della sua storia e di trovare un senso alla sofferenza.


Perché il sogno è utile in terapia?

  • È un linguaggio universale: supera le barriere della razionalità.
  • Rafforza la relazione: condividere un sogno crea intimità e fiducia.
  • Aiuta a integrare le esperienze: collega passato, presente e futuro.
  • È uno strumento flessibile: si adatta a ogni persona e a ogni storia.

Come diceva lo scrittore Julian T. Ruiz: «Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia.»


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